Pet Terapy: l’importanza della relazione nel rapporto uomo-animale

 mery 2a cura della psicologa Maria Concetta Lo Coco

Era il lontano 1953 quando negli Stati Uniti il Dott. Levinson, un neuropsichiatra infantile, si accorse che i suoi piccoli pazienti beneficiavano della presenza, all’interno dell’ambulatorio , del suo cane. L’animale veniva considerato un oggetto transizionale ( un peluche, una copertina che per il bambino, secondo lo psicoanalista Winnicot, rappresenterebbe la sua unione con la madre) e da queste osservazioni cominciò a crescere l’interesse verso questo nuovo approccio che è la Pet Therapy.

Ma cosa s’intende per Pet Therapy?

E’ un termine che dalla traduzione inglese dovrebbe significare “Terapia con i cuccioli” e non rende in modo corretto la reale natura di questa tipologia di interventi. Attualmente è preferibile parlare di PAA ( Programmi Assistiti dall’Animale) il cui fulcro è l’interazione/ relazione uomo-animale. Queste attività possono essere proposte in svariati contesti: ospedali, case di cura, scuole, comunità terapeutiche, comunità per minori e devono essere affidate a persone esperte nella conduzione dell’animale.

I benefici che possono essere ottenuti durante un progetto di PAA sono vari e fra questi:

1)      La capacità di identificarsi con l’Altro, che in questo caso essendo un animale, non è percepito come giudicante. Il bambino o l’adulto istituzionalizzato avrà maggiore libertà di relazionarsi con un essere che non fa caso alla sua condizione e lo accetta per quello che è.

2)      La presenza di un animale può aiutare soggetti che hanno patologie psichiche o scarsa autostima, a decentrarsi cioè a spostare l’attenzione da stessi a qualcun altro che gli permetterà di aprirsi alla realtà esterna.

3)      Grazie alle attività che si svolgeranno con l’animale sarà possibile imparare nuove modalità di prendersi cura di un altro essere vivente e attraverso queste, acquisire la consapevolezza del proprio bisogno di essere accuditi.

4)      Alcuni studi hanno messo in evidenza come la presenza di animali in strutture di cura, favorisca il processo di socializzazione.

5)      Inoltre  la possibilità di contatto fisico con l’animale può aiutare quei pazienti che lo rifiutano con altri esseri umani, a causa di patologie come l’autismo, e l’abuso di tipo fisico e sessuale, ad uscire dall’isolamento e dall’atteggiamento di chiusura.

È bene specificare che gli animali non hanno il potere di guarire e durante i PAA devono sempre essere se stessi senza fare cose strane che non avrebbero senso alcuno ( esempio esercizi di agility). Sarà la loro presenza silenziosa che provocherà sensazioni nel paziente e grazie alla relazione che si instaurerà fra i due si potranno ricavare i benefici elencati sopra.

La relazione diventa veicolo di emozioni, sentimenti, disagi, paure, sofferenze che una volta proiettati sull’animale potranno essere affrontati  ed elaborati…

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