Falsi incidenti a Partinico: truffate le assicurazioni. Arrestati medici e avvocati

L’operazione della polizia è scattata nella notte. In un’area di alcune centinaia di metri quadri le auto venivano danneggiate. Gli indagati sono false vittime e falsi testimoni, automobilisti e passeggeri. Alle compagnie danni per decine di milioni. Dopo due anni di indagini, 117 persone finite sotto inchiesta e scoperti almeno 300 “sinistri” del tutto inventati, gli agenti dei commissariati di Partinico e Corleone e i colleghi della Squadra mobile hanno arrestato stanotte 23 persone – uno è finito in carcere, 10 ai domiciliari e 12 hanno avuto l’obbligo di dimora – coinvolte nella maxitruffa a una trentina di compagnie assicurative.
L’organizzazione, come l’hanno definita gli inquirenti (che hanno chiesto e ottenuto la contestazione dell’accusa di associazione per delinquere) operava tra Partinico, Trappeto, Balestrate, Borgetto e non solo, mentre gli indagati abitano in mezza provincia e sono soprattutto false vittime e falsi testimoni, automobilisti e passeggeri, ma anche geometri, medici, consulenti, periti, liquidatori, impiegati di banca e avvocati. Agli arresti sono finiti: Provvidenza Saputo, 44 anni; Giuseppe Marino, 47 anni; Francesco Marrocco, di 36; Rosalba Marchione, 34 anni; Ennio Cipolla, 43; Umberto Li Vecchi, di 53; Stefano Antonio Fedele, 65; Leopoldo Buda De Cesare, 54 anni; Antonio La Mantia, 51; Roberto Fiorentino, 22; Giovan Battista Saputo, 39; Laura Pizzo, 31 anni; Rosalia Ingrao, 49 anni; Ciro Pellegrino, 50 anni; Anna Maria Vitale, 49; Agatino Bommarito, 54; Giuseppe Sgroi, 50; Salvatore Zulfo, 53 anni; Gioacchino Zulfo, 50; Agostino Tognetti, 32 anni; Salvatore Cassarà, 57 anni; Antonino Fedele, 38; Francesco Miraglia, 28; Giuseppe Ferreri, 52 anni; Angelo Vitale, 36 anni; Salvatore Landa, 42 anni; Fabio Orlando, 42; Massimiliano Meli, di 40. Di questi, dieci sono finiti ai domiciliari, altri dodici hanno avuto l’obbligo di dimora mentre le posizioni di cinque si sono ridimensionate durante le indagini. L’unico a finire in carcere è stato invece Vincenzo Nobile, pregiudicato di Partinico, proprietario del fondo messo a disposizione dell’organizzazione è in cui venivano simulati gli incidenti. (fonte gds)

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