Abusivismo edilizio: la verità sulla casa di Guttadauro…

LA CASA SANATA E LA SOLFA SUONATA. VERITA’ SULLA “VILLETTA” SULLA COSTA

gruppo Aquilone – Gino Di Stefano

A distanza di qualche settimana, che ancora una volta, hanno visto Bagheria alla ribalta della cronaca regionale e nazionale, tengo a precisare, che personalmente e in qualità di ex amministratore comunale, nonché ex candidato a Sindaco del Comune di Bagheria, oggi responsabile della lista “L’Aquilone – idee in volo per Bagheria”, esprimo rammarico e disdegno, sullo scadimento del dibattito politco bagherese, e ritiengo indispensabile confutare le non vere propalazioni del Sindaco Patrizio Cinque circa le asserite irregolarità che sarebbero state perpetrate in ordine al procedimento di sanatoria della casa dei Sigg. Guttadauro.

Si premette che le informazioni di seguito riportate possono essere visionate nell’albo Pretorio on line del Comune di Bagheria e per quanto concerne la SCIA da informazioni assunte dall’Arch. Provino. L’ufficio ed i dipendenti cui si è mosso l’aspro e disonorevole rimprovero di “avere chiuso due occhi”, utilizzando le esatte parole della reprimenda, altro non ha fatto se non applicare la legge vigente, attivandosi nei controlli previsti e di prassi. Nulla può essere addebitato a quei dipendenti divenuti, per fini elettorali, capi espiatori. Se errore vi fosse mai stato, ma così non è, è comunque fuori luogo ritenere che il comportamento di detto ufficio fosse preordinato a favorire alcuno, specie quando i fatti non vengono approfonditi ed i documenti non letti e/o ignorati per amore delle luci della ribalta. Non a caso le esternazioni del nostro giovane amministratore sono state mediaticamente diffuse in occasione di un evento politico di notevole importanza, tanto per il movimento cui appartiene, quanto per le personali mire politiche. D’altronde è notorio quanto il pregiudicato demiurgo dello scintillante movimento cui appartiene il “nostro” Sindaco, sia un maestro della propaganda e quanto quest’ultima, la storia ce lo insegna, abbia straordinario potere sul popolo. Senza, però, voler fare dietrologia spicciola e sterile, si passa ai fatti ed, in particolare, alla correttezza degli accadimenti.

In data 14/12/2004 è stata presentata istanza di condono edilizio dalla Sig.ra Tomasello Francesca per l’ampliamento di un edificio ad una elevazione sito ad Aspra Frazione di Bagheria in Contrada S. Isidoro. Proprietari dell’immobile, come già ampiamente declamato dal primo cittadino, erano i Sig.ri Guttadauro Maria e Guttadauro Francesco, figli della Tomasello e donatari del manufatto. Movimento Politico L’immobile, nella sua attuale conformazione risultava realizzato nel 2003; tuttavia, la perizia giurata dell’architetto Provino, a corredo della pratica di condono, metteva in luce che l’immobile “è costituito da un fabbricato rurale preesistente ad una elevazione fuori terra alla quale è stata accorpata una porzione di ulteriore manufatto”. L’immobile “del delitto” pertanto non è sorto sulla battigia per effetto di qualche sortilegio, né è piovuto dal cielo: piuttosto era la ristrutturazione di un fabbricato rurale già esistente, risalente a molti anni prima. A suffragio di ciò vi è il Nulla Osta rilasciato dalla Soprintendenza in data 05.08.2011, dove è richiamata una perizia della S.A.S. (Società Aerofotogrammetrica Siciliana) del 19.12.2006, attestante l’esistenza dell’immobile dalle dimensioni di ml. 11,00 x 9,00 nel giugno del 1965; addirittura in una sentenza del 2007, passata in giudicato, sempre richiamata nel Nulla Osta, veniva espressamente affermato che, all’esito dell’istruttoria dibattimentale, era stato appurato che l’immobile risalisse addirittura agli anni ’50! Sia consentita una piccola chicca: la pratica presso la Soprintendenza fu curata da un degnissimo professionista, rispettivamente sorella di un consigliere cinquestelle e figlia del presidente del comitato dei garanti del Comune amministrato dal Sig. Patrizio Cinque, nonché ex vicesegretario del medesimo comune. Atteso che il provvedimento della Soprintendenza ha effettivamente sancito la regolarità del manufatto, è regolarmente intervenuta in data 22.02.2012 la Concessione Edilizia in Sanatoria n. 19/2012 per il mantenimento e completamento dell’immobile in oggetto, alle condizioni contenute nel nulla Osta già richiamato, ripristinando l’originaria consistenza volumetrica, esistente in epoca antecedente all’imposizione del vincolo paesaggistico e di inedificabilità, di cui all’art. 15 della L.r. 78/76. La chiave di lettura del presunto misfatto è proprio questa: per quanto sorgesse in una zona connotata da vincolo di inedificabilità assoluta, quell’immobile non può essere demolito perché comunque precedente alla legge che costituiva il vincolo stesso. Tale immobile, con tutti i suoi pregi e difetti, è oggetto di un diritto che non può essere intaccato e che l’ufficio ‘incriminato’ si è solo limitato, correttamente, a riconoscere. A rigore, giova inoltre ricordare che, all’interno della fascia di 150 metri dalla battigia sono consentiti interventi di “ristrutturazione degli edifici esistenti senza alterazione dei volumi già realizzati”. Come previsto dalla legge (art. 3, D.P.R. n. 380/2001) tra gli interventi di ristrutturazione in parola sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, giustappunto quelli per cui Movimento Politico Sopritendenza e Autorità Comunale preposta avevano rilasciato i rispettivi provvedimenti in ottemperanza a quanto richiesto. Ai fini del rilascio della Concessione Edilizia l’Ufficio ha, altresì accertato l’esistenza nel fascicolo della Dichiarazione sostitutiva antimafia dei proprietari dell’immobile e provveduto ad ogni adempimento del caso, nello stesso modo e con la medesima diligenza che avrebbe impiegato per qualsiasi cittadino bagherese. Va evidenziato che, nelle more, la magistratura si è occupata di detta costruzione e delle problematiche ad essa relative, traendo a giudizio il committente, Sig. Guttadauro Carlo Salvatore che, con sentenza 265/07 del 04.01.2008, è stato assolto per non aver commesso il fatto; proprio quel fatto lamentato dal “nostro” giovane Sindaco. Un anno dopo il rilascio della concessione, in data 21.02.2013, la proprietà dell’immobile ha regolarmente comunicato l’inizio dei lavori di completamento e adeguamento al parere della Soprintendenza, relativi alla Concessione 19/12; l’ufficio, in presenza di una concessione edilizia già rilasciata e considerato che gli interventi segnalati riguardavano opere pertinenziali, supportate da preventiva autorizzazione della Soprintendenza non ha rilevato motivi ostativi alla realizzazione degli stessi. Successivamente, n data 28.02.2014 la Soprintendenza rilascia ulteriore Nulla Osta, ancora una volta a cura del predetto prfessionista (sorella e figlia dei richiamati soggetti vicini al Sig. Sindaco), per la sistemazione degli spazi esterni a verde, risanamento del muro di recinzione e realizzazione di una piscina per l’immobile in oggetto. Dato tale presupposto, in data 26.09.2016 prot. n. 64253 la Sig.ra Guttadauro Maria comproprietaria, ha presentato S.C.I.A. per le opere di sistemazione esterna e realizzazione di una piscina. A meno che non si supponga che tutto sia stato creato ad hoc: la S.A.S. abbia redatto una perizia di comodo, il Tribunale abbia promulgato una sentenza di comodo ecc… ecc…, il nostro giovane Sindaco ha preso una contonata. Quella narrata, invece, è la verità dei fatti, non è mera favola, né la divagazione a discolpa di un dipendente colto a commettere degli illeciti. Si tratta di storia, confortata da atti amministrativi e giudiziari passati in autorità di cosa giudicata che consentono di trarre quelle corrette considerazioni sull’ineccepibile operato dei dipendenti, dando l’esatto spaccato della valenza, tutt’altro che volta alla corretta amministrazione da parte del Sindaco che, per come detto, ha indirizzato il tutto verso quella propaganda mediatica usata persino da Joseph Goebbles. Alla stregua della cennata documentazione, l’ufficio e, quindi, i dipendenti, nulla avrebbero potuto fare se non concedere quanto concesso. Movimento Politico Ma proprio sui ‘presupposti e impostazioni false’ su cui il procedimento appena descritto si sarebbe basato a dire del “nostro” giovane Sindaco, vale la pena spendere due parole. È notorio che l’abusivismo edilizio sia una tematica molto cara al primo cittadino e alla sua giunta, politica e familiare, come acclarato nel corso di questi ultimi mesi. Però, la determinazione feroce di questa giunta nel cercare, alle proprie condizioni, di porre un freno a questo deprecabile e delinquenziale fenomeno, diffuso ovunque in città, non può giungere fino a ledere la dignità e la professionalità di coloro che si sono impegnati fedelmente a servire il governo della città da più di 20 anni. Come già detto, l’ufficio incriminato si è meramente limitato alle sue mansioni, nel rispetto della normativa vigente. Ma queste mansioni, è risaputo, sono degne e normali condotte di chi, ligio al dovere, non ha velleità di assurgere alla cronaca. Probabilmente ha male interpretato i doveri del corretto dipendente; come quello di svolgere con onore e imparzialità le proprie funzioni, in conformità al dettato costituzionale. Con tutt’altro spessore, invece, dovrebbe comportarsi chi è vertice di questa amministrazione. Se mai qualche addebito è da muovere all’operato di un dipendente, etica e rispetto imporrebbero che si proceda a verifiche quanto più complete possibile, prima di tacciare di disonestà chi opera in sua vece. Tutto ciò, non solo a tutela dei diretti interessati, ma anche a garanzia di chi è loro legato da rapporti di parentela, figli in testa. Se chi asserisce di aver letto attentamente le famigerate carte scartabellando ogni fascicolo, a tal fine necessario, lo avesse realmente fatto, avrebbe concluso che i dipendenti trasferiti sono persone per bene e non avrebbero, come accaduto, rischiato di perdere onestà e onorabilità, a scapito dei suoi stessi cari, con l’emissione di un provvedimento di cui si presume l’illegittimità per ragioni etiche ancor prima che giuridiche. La tesi avanzata dal sindaco, infatti, prende le mosse da una considerazione che spinta alle estreme conseguenze rischia di essere assurda. La censura mossa in prima istanza nei confronti dello “sciagurato” immobile è quella di essere di proprietà di un individuo condannato per la sua affiliazione alla mafia: ma, com’è scritto nero su bianco nei provvedimenti giudiziari che lo affermano, l’immobile è solo indirettamente ricollegabile a detto individuo, atteso che la proprietà è dei figli di costui, che delle sorti dello stesso erano all’oscuro. Si desume, da quanto dichiarato in seguito dal primo cittadino, che chiunque sia proprietario di quell’immobile è un delinquente di riflesso, tanto per le colpe del proprio parente, quanto e, soprattutto, perché l’immobile è oggetto di un reato edilizio. Ergo, sarebbero da etichettare allo stesso modo tutti coloro che abbiano parentele con soggetti che hanno perpetrato abusi simili (che dire, quindi, di coloro che hanno costruito in assenza di concessione ed in zone di inedificabilità Movimento Politico assoluta come quella del parco di Villa Serradifalco???) e per tutti, sarebbe necessaria la stessa solerzia. Invece sembra che esistano due pesi e due misure. Si tratta una considerazione tanto estrema quanto assurda per le conseguenze a cui conduce, ma perfettamente in linea con la logica sottesa alle affermazioni del sindaco pentastellato. Con un pizzico di umiltà in più e di arroganza in meno, senza il solipsismo che connota il primo cittadino e permea ogni sua esternazione, lo stesso potrebbe ergersi realmente a paladino della moralità politica e sociale cercando la collaborazione e il rispetto di chi lavora alle sue dipendenze invece che manifestare un costante disprezzo per tutto ciò che non sia un’attività da lui svolta. Un antico proverbio cinese afferma che “due terzi di ciò che vediamo è dietro i nostri occhi”. Il significato di questo detto si spiega da solo ed è anche la traduzione della linea politica del sindaco Cinque. Si vuole solo sperare che tale linea di condotta smetta di essere un’abitudine, poiché il suo ‘abusivismo morale’ non è più tollerabile. Infine, ma non da ultimo appare strano che, malgrado tutte le ispezioni ordinate ed espletate, i lavori sono stati, tranquillamente, portati a termine e nessun provvedimento di sospensione, amministrativo e/o giudiziario, sia intervenuto. Bagheria, li 11 aprile 2017 In Fede Gino Di Stefano

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