“L’azzardo non è un gioco”: esperti a confronto a Bagheria

 

SLOTSi è svolto venerdì , presso la chiesa Maria SS. del Carmelo il convegno organizzato dalla fondazione Ss. Massimiliano e Rosalia con il patrocinio del comune di Bagheria, dal titolo  “L’azzardo non è un gioco“.

All’evento erano presenti oltre  agli organizzatori e relatori, diverse classi del liceo classico “F. Scaduto” di Bagheria, del liceo scientifico “D’Alessandro”, dell’Itet “L.Sturzo” e delll’I.P.S.I.A “D’Acquisto”.

Tra gli obiettivi del convegno  raggiungere i giovani delle scuole superiori per informarli sui rischi che si corrono se si cade nella dipendenza del gioco d’azzardo.

 

” Dai dati analizzati nei giorni scorsi a Bagheria e in provincia, si è potuto constatare che la ludopatia, questo male sociale di ultima generazione, è in aumento – dice il sindaco– l’amministrazione sta ponendo in essere certi atti per prevenire questo fenomeno, si sta lavorando infatti su un’ordinanza che andrà a regolamentare gli orari nei quali i giovani potranno frequentare i luoghi in cui è possibile giocare  d’azzardo”.

Tra gli altri interventi quello del sociologo consulente della consulta nazionale antiusura  Maurizio Fiasco che ha spiegato che il fenomeno del gioco d’azzardo è un fenomeno nuovo per gli italiani, si è sviluppato negli ultimi 15 anni.

“Prima – dice il professore  Fiasco–  gli italiani erano un popolo di risparmiatori, giocavano ma con moderazione. Negli ultimi 15 anni e paradossalmente quando è iniziata la crisi, è cambiata la tendenza, è aumentato notevolmente il numero degli italiani che si  si sono fatti prendere la mano con il gioco, arrivando al punto di giocare l’intero stipendio o addirittura indebitandosi.

“I giochi d’azzardo hanno molto da fare con la matematica” – dice il professore Paolo Canova, matematico, infatti spesso sono ideati propri da matematici. I ragazzi sono bombardati dalla pubblicità che mostra solo una parte del gioco, quella allettante  della vincita, non fa vedere i meccanismi che spingono a rigiocare , quando si perde”.

“Importante la funzione della scuola, nel sostenere il ragazzo che è caduto nella dipendenza del gioco d’azzardo“, sottolinea la dottoressa Evelina Arcidiacono, psicologa e psicopedagogista , componente dell’Osservatorio regionale permanente sul bullismo. “Dai dati che abbiamo, il  ragazzo che si avvicina al gioco d’azzardo lo fa principalmente per  solitudine , che i ragazzi chiamano noia, ed è appunto alla noia che  la scuola deve supplire, stimolando il ragazzo con attività extra scolastiche, che possano creare delle condizioni critico-riflessive in modo che il ragazzo sappia scegliere, conoscendo le conseguenze che può incontrare”.

Interessante  è stato il momento del “fate il vostro gioco”  in cui sono stati coinvolti tutti i partecipanti al convegno, con il quale si è potuto dimostrare praticamente come la percentuale di vincitori  al gioco sia irrisoria, e come il gioco sia solo un bluff.

 

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