“La gestione degli appalti nel comune di Bagheria targato M5S…”

Ciò che continua a emergere dai dettagli dell’indagine che vede coinvolto il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, e numerosi funzionari del comune, offre un quadro sempre più inquietante.

E’ ancora una volta Live Sicilia a raccontare i dettagli di questa indagine dai contorni sempre più scuri. Si parla di gare d’appalto e  l’affidamento della gestione del Palazzetto dello Sport di Bagheria che sarebbe stata pilotata. A stoppare tutto sarebbe stato Leoluca Orlando

Scrive Live Sicilia

L’affidamento della gestione del Palazzetto dello Sport di Bagheria sarebbe stata “pilotata”, ma l’arrivo di Leoluca Orlando avrebbe stoppato tutto.

Il sindaco Patrizio Cinque è indagato dalla Procura di Termini Imerese anche per il reato di  “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente in concorso con Manlio Munafò, ex commissario straordinario della Città metropolitana di Palermo, e Salvatore Rappa, legale rappresentante dell’associazione sportiva Nuova Aquila Palermo. Abbiamo tentato, senza successo, di contattare Cinque per una replica.

Si tratta dell’ipotesi che ha fatto scattare l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il sindaco del Movimento Cinquestelle. Secondo l’accusa, gli indagati si sarebbero messi d’accordo affinché la società sportiva ottenesse l’utilizzo del Palazzetto dello Sport intitolato a Carlo Alberto Dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro.

Il giudice Michele Guarnotta parla di “accordo collusivo” che emergerebbe dalle parole che Cinque rivolgeva a Munafò: “Noi non ne abbiamo problemi, appena fate l’avviso eh… noi comuni insieme… ad Aquila Palermo… facciamo, partecipiamo all’avviso… insieme al partenariato”. Il partenariato pubblico-privato era la chiave per avere la meglio sugli altri concorrenti.

Lo stesso Cinque spiegava a Rappa: “Facciamo quella convenzione là e ci presentiamo, quindi dovrebbe essere fatto su misura per noi, vediamo se mantiene la parola… te lo dico perché lui ora l’ho chiamato e gli ho detto: ma perché non avete scritto questo avviso che aspettavo? Ma io aspettavo che voi mi diceste che avevate.. che eravate a posto… con Aquila Nuova”. I due tornavano a discutere dell’argomento una volta pubblicato il bando: “Ho visto che hanno pubblicato adesso quel famoso avviso pubblico quindi se ci vediamo al più presto lo leggiamo e vediamo come partecipare”.

La procedura non andò in porto. Fu sospesa in dirittura d’arrivo quando il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, subentrò a Munafò come presidente della Città metropolitana. Lo spiegava il segretario generale Salvatore Currao a Patrizio Cinque: “Come lei sa, noi avevamo fatto quell’avviso… è subentrato il sindaco o professore Orlando”. Tutto si era fermato perché, annotano gli investigatori, Orlando ne avrebbe voluto parlare con il primo cittadino bagherese.

 

Quadro ancora più anomalo e irregolare per quanto riguarda l’assegnazione del servizio rifiuti a Bagheria alla ditta TECH SERVIZI. Siamo a cavallo fra il 2014 e il 2015: si parla di verbali falsi, di avvertimenti prima delle aperture delle buste, di chiamate alle ditte

Scrive  Riccardo Lo Verso per Live Sicilia

L’affidamento del servizi di raccolta dei rifiuti “pare del tutto anomalo”. Lo dice il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza di custodia cautelare che obbliga il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, a firmare il registro in caserma.

È sulla gestione dei rifiuti che il Gip dispensa critiche pesanti al sindaco pentastellato, seppure non concordi appieno con l’impostazione dei pubblici ministeri. Non a caso il giudice non ha accolto la richiesta dei pm, secondo cui Cinque meritava di finire agli arresti domiciliari per non inquinare le prove e impedirgli di reiterare i reati. Le esigenze cautelari possono essere salvaguardate con la meno aflittiva misura cautelare dell’obbligo di firma.

Le “irregolarità/illegittimità del procedimento – si legge nell’ordinanza – tuttavia non paiono sfociare nel delitto” di turbativa d’asta. Insomma, il reato non sarebbe stato consumato perchè non fu espletata una gara, ma si scelse l’affidamento diretto. Ed ecco spiegato quell’aggettivo “anomalo” speso dal giudice visto che la raccolta dei rifiuti è stata affidata ad un’impresa, la Tech srl, “per mezzo di una procedura totalmente informale e per più di più adottata con ordinanze contingibili ed urgenti”, quando in realtà si trattava di “situazioni non dovute ad eventi imprevedibili e che appaiono essere state emesse in violazione” delle regole nazionali in materia di rifiuti. Insomma, non c’era l’urgenza di bypassare una gara d’appalto da 500 mila euro. Secondo la Procura, anche l’affidamento diretto del servizio andava inquadrato come gara d’appalto. Di avviso opposto il giudice.

È l’intera vicenda rifiuti che fa emergere una serie di ombre. Tutto inizia nell’aprile 2015 quando la giunta municipale di Bagheria decide di uscire dal Coinres, il consorzio che si occupa della raccolta della spazzatura in più Comuni dell’hinterland palermitano. A quel punto l’amministrazione comunale di Bagheria affida il servizio alla Tech per un’offerta di poco inferiore a 500 mila euro, preferendola alla Ecogestione srl.

Quest’ultima, però, fa capolino in un’altra presunta turbativa d’asta contestata dalla Procura che, ancora una volta, non ha convinto il giudice. Secondo i pm, Cinque, l’ex assessore all’ambiente Fabio Atanasio e Raimondo Giammanco avrebbero cercato di favorire Michele Raspanti della Ecogestioni. Come? Il 30 marzo 2015 Cinque e Atanasio avrebbero informato Raspanti dell’imminente avvio della selezione, passandogli anche “notizie privilegiate” sulla gara. Cinque avrebbe dettato i tempi per la presentazione delle offerte in modo da “rendere più difficoltosa la partecipazione delle imprese concorrenti”. In prossimità della scadenza, Il sindaco “avrebbe sollecitato Raspanti a presentare un’offerta concedendo allo stesso una proroga per modulare l’offerta, senza avvertire le altre imprese” e dopo avere saputo che l’offerta presentata dalla Tech era più bassa. Anche in questo caso ci sono delle ombre nel comportamento di Cinque, ma il fatto che alla fine alla Ecogestioni sia stata preferita la Tech farebbe venire meno l’ipotesi di turbativa d’asta.

L’inchiesta della Procura di Termini Imerese, guidata da Ambrogio Cartosio, consegna il quadro di un’azione amministrativa zeppa di irregolarità. Si tratta di ipotesi non contestate a Cinque, ma che sarebbero avvenute nello stesso Palazzo comunale guidato dal sindaco Cinquestelle. Gare mai espletate, verbali finti e redatti a tavolino, offerte strappate nonostante fossero le più vantaggiose nelle procedure per il noleggio degli autocompattatori della nettezza urbana. Alla fine sarebbero state favorite alcune imprese a dispetto di altre e facendo spendere più soldi ai contribuenti bagheresi. Un reato contestato ad Onofrio Lisuzzo, dirigente del servizio e presidente della gara, e Romolo Maggio, responsabile unico del procedimento.

 

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