UN GIARDINO PER PALAZZO CUTO’

Pubblicato: ottobre 24, 2017 in Ambiente, Attualità, Bagheria, Cultura, Provincia di Palermo, Regione Sicilia

«Un giardino per Palazzo Cutò» è l’appello, lanciato qualche giorno fa sui social da un gruppo di cittadini che ha voluto riportare al centro dell’attenzione lo stato di conservazione precario in cui versa il noto complesso monumentale sito a Bagheria.

Negli anni, a dire il vero, numerose sono state le segnalazioni, gli articoli, le polemiche che hanno investito questo edificio storico. Una di queste giunse addirittura alla ribalta nazionale a causa di un veglione di Capodanno organizzato in alcuni locali del palazzo, che destò scandalo e sollevò critiche contro l’attuale amministrazione a causa dell’autorizzazione accordata per un uso non contemplato dal regolamento comunale sulla concessione degli immobili storici ai privati.
Palazzo Cutò, infatti, insieme a Palazzo Butera e Villa Cattolica, è una delle tre ville nobiliari – tra le tante che tra la metà del Seicento e la fine del Settecento furono edificate a sud-est di Palermo dall’aristocrazia palermitana assecondando la moda della villeggiatura – acquisite al patrimonio comunale.

Oltre alla Biblioteca Comunale, Palazzo Cutò ha ospitato per anni il Museo del Giocattolo e delle Cere (oggi trasferito alla Certosa di Palazzo Butera), e attualmente, oltre ad essere sede di conferenze e manifestazioni culturali, ospita nei suoi locali il Laboratorio Universitario Multimediale dell’Università di Palermo e il museo civico curato dall’associazione culturale Bagnera.

Per la sua strategica posizione, a pochi metri dalla stazione ferroviaria, e per l’ampiezza dei suoi locali, Villa Cutò da sempre è al centro di proposte di utilizzo e valorizzazione, abbozzate, ma mai andate effettivamente in porto anche a causa di un restauro avviato agli inizi degli anni novanta e mai del tutto conclusosi, come a più riprese sottolineato da Antonio Belvedere, curatore del restauro dell’edificio nel biennio 1992-’93 (successivamente i lavori furono proseguiti da tecnici comunali) e autore dello studio più completo finora realizzato sul palazzo che ha tra l’altro permesso una dettagliata ricostruzione storica della vita di questo complesso, nel 2016 giunto al suo trecentesimo anno dalla fondazione.
La prima traccia storica di Villa Cutò è rintracciabile nei registri conservati presso l’Archivio storico comunale di Palermo dove, alla data del 25 Aprile 1716, si legge che «presso il Casino del Reverendo Luigi Naselli, nella contrada della Bagaria» si celebrò il contratto nuziale di Baldassarre Naselli principe d’Aragona e Donna Laura Morso e Filangeri, figlia del principe di Poggioreale. Le nozze dei giovani nuovi inquilini sancirono l’atto di nascita di questa che fu da subito definita come “domus magna ruralis”, ovvero come dimora principale, seppur di campagna della nuova famiglia. L’indicazione dell’anno 1716, come segno della consegna dei lavori, venne anche affrescata in lettere romane al centro della balaustra che decora la facciata sud sulla corte. L’architetto-archeologo Jakob Ignaz Hittorff, l’avrebbe per primo riportata alla luce durante la sua visita nel 1823 ed annotata nel suo prezioso resoconto Architecture moderne de la Sicile.

Il cantiere della Villa era stato avviato nel 1712 su progetto del crocifero Giuseppe Mariani ed alla realizzazione presero parte le migliori maestranze del tempo, tra cui Guglielmo Borremans, autore nel 1726 – secondo la tesi più accreditata – degli affreschi di oggetto mitologico e religioso delle sale del piano nobile. Un secolo dopo la sua costruzione, nel 1803, la Villa venne venduta dagli eredi in difficili situazioni finanziarie al principe di Cutò Alessandro Filangeri La Farina.

Nel corso dell’ottocento la Villa venne espropriata di alcune sue pertinenze che andarono a costituire l’attuale tracciato del percorso ferroviario e la via Consolare. Gioacchino Lanza Tomasi – che del volume di Belvedere firmò la prefazione – ne ricorda l’inquilino forse più illustre: «Il palazzo rientra tra le case amate che Giuseppe Tomasi di Lampedusa avrebbe voluto ricordare nei Luoghi d’infanzia e se ne ricordò restituendocene un’immagine nel Gattopardo: “Lo scalone era di materiale modesto ma di proporzioni nobilissime; sui lati di ogni scalino primitivi fiori spandevano il loro rozzo profumo; nel pianerottolo che divideva le due fughe, le livree amaranto di due servi immobili sotto la cipria, ponevano una nota di colore vivace nel grigio perlaceo dell’ambiente”. (Così lo scalone della villa Cutò si traspone nel palazzo Pantaleone).»

L’ultimo passaggio di proprietà, avvenuto nel 1987, fu quello che permise alla Villa di entrare nel fondo comunale della Città di Bagheria, con le destinazioni d’uso prima citate.

Nonostante le buone intenzioni degli anni scorsi, l’impressione che hanno molti cittadini e anche i turisti che visitano Bagheria e che spesso s’imbattono in Villa Cutò come primo impatto, arrivando in treno da Palermo, è quella di una generale incompiutezza, di una scarsa, se non assente, manutenzione sia all’interno del Palazzo (dalla precaria balaustra abborracciata con pali di legno, ad alcuni cavi elettrici scoperti presenti nei locali interni, ecc.) che all’esterno, dove ad esempio da anni si denuncia lo stato di degrado in cui versa il Passaggio pedonale che costeggia un lato della Villa e che collega il piazzale della Stazione ferroviaria con la Via Consolare. Per non parlare dello stato pietoso in cui si trova il cortile sud con corpi bassi da anni incompiuti; o ancora del giardino attiguo che sostanzialmente è abbandonato, risultando un arido fazzoletto di terra incolto, così come l’ingresso stesso della Villa da Via Consolare, (su cui fino a pochi anni fa, faceva bella mostra di sé una fila interminabile di cassonetti di spazzatura maleodorante) e che ancora oggi è caratterizzato da un muro di pietra puntellato da transenne e ponteggi su cui nel tempo è cresciuta una fitta vegetazione spontanea, che ne testimoniano la sua precaria condizione di staticità, oltre a rafforzare quel senso di trascuratezza generale.

Non stupisce allora che di tanto in tanto nascano appelli e vengano promosse iniziative in questo senso, che più che mirare alla nascita di un giardinetto da inaugurare e abbandonare il giorno dopo, a causa della mancata previsione e individuazione di un soggetto o ente gestore, puntano invece a riaccendere un dibattito sul buon uso dei beni culturali ed a porre seriamente all’attenzione dell’amministrazione comunale e dei cittadini la necessità di restituire a questo bene un decoro durevole nel tempo ed una fruibilità piena.

Da qui l’idea di creare un giardino che possa valorizzare gli spazi adiacenti al palazzo e porre fine all’insostenibile condizione di degrado perdurante ormai da troppo tempo.
Una idea al momento ancora allo stato embrionale, che chiede in questa fase propedeutica allo sviluppo di un progetto vero e proprio, di essere condivisa, sostenuta e appoggiata, da cittadini e da tutti quei soggetti, pubblici e privati che a vario titolo vorranno impegnarsi per raggiungere la finalità preposta. Una condivisione che vuole partire principalmente dal basso, seguendo per certi versi le orme di quanto accaduto altrove in questi anni (a Palermo ad esempio in occasione della nascita di Parco Uditore).

E’ un contesto differente, qui nel caso di Palazzo Cutò siamo dinanzi a un complesso monumentale che esige attenzioni particolari, il rispetto di vincoli e prescrizioni se non altro per preservare ed esaltare la storicità del complesso settecentesco.
Ci si muove dunque in uno spazio più ristretto, tuttavia però lo spirito che anima i promotori dell’iniziativa fin dall’inizio è lo stesso che ha animato i tanti volontari palermitani che ancora oggi spendono il loro tempo nella gestione del parco Uditore, rendendo fruibile uno spazio che fino a pochi anni fa era negato alla città.
Coscienti delle enormi difficoltà nel sensibilizzare e coinvolgere le pubbliche amministrazioni nella gestione e cura degli spazi pubblici, vuoi per carenza di fondi, vuoi per un generale disinteresse verso temi spesso ritenuti impropriamente di secondo piano (soprattutto in periodi di campagna elettorale come questo che stiamo vivendo adesso),
la nostra intenzione è in questa fase coinvolgere e sensibilizzare quanti più cittadini, facendo scorrere e circolare la nostra idea, anche solo attraverso un semplice sostegno e gradimento da esprimere sui social network, alla pagina Facebook (https://www.facebook.com/ungiardinoperpalazzocuto/) appositamente creata da qualche settimana e che al momento ha avuto una accoglienza piuttosto tiepida.

Si vuole partire dal basso come si diceva, e da lì, tassello dopo tassello, proposta su proposta, suggerimento dopo suggerimento, arrivare in alto, giungendo all’obiettivo finale di fornire uno spazio nuovo, accogliente, vivo, alla città di Bagheria e con essa a tutta l’area metropolitana di Palermo, convinti sempre più del fatto che tra Villa Cutò e in generale le ville settecentesche di Bagheria, e lo sterminato patrimonio storico e monumentale della città di Palermo (negli ultimi anni apprezzato e riscoperto fa un numero sempre crescente di visitatori) vi sia un legame strettissimo troppo spesso negato (basti pensare alle storiche ville della Piana dei Colli palermitana e ai palazzi nobiliari della croce barocca appartenenti alle stesse famiglie e riportanti non a caso gli stessi stemmi nobiliari che campeggiano sulle nostre ville) e che invece andrebbe riscoperto e approfondito, in quanto testimonianza di un periodo florido e importante della storia del nostro territorio.

Gianfranco Scavuzzo
Giuseppe Sancataldo

 

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