Archivio per la categoria ‘Cultura’

La Sicilia laboratorio di moda e cultura: “Fashion Day a Palazzo Villarosa di Bagheria”

Fashion Day a Palazzo Villarosa di Bagheria. Moda e cultura, per una passerella artistica, nello storico Palazzo Villarosa di Bagheria, nel palermitano, è il “Fashion Day” organizzato dall’associazione culturale Hostessmodelle e da RosaCasaEvent.

Uno shooting realizzato dal fotografo di moda Fabrizio Dia, dove l’arte trova la sua massima espressione, fashion e bellezza architettonica della Sicilia negli scatti. Dieci modelle hanno indossato gli outfit fall/winter, di noti brand siciliani, passeggiando tra le vie di un giardino incantato e per il terrazzo dello storico edificio, che offre una visuale mozzafiato.

Corpi sinuosi, hanno indossato gli abiti sartoriali della maison Antinoro alta moda, lo stilista Antonio Antinoro propone esclusivamente “Made in Italy”.

Altri modelli sono stati forniti dalla boutique La Griffe di Bagheria di Caterina Casa.

In primo piano l’artigianato “Made in Sicily”, che spopola sempre più.

Il look delle modelle è stato curato da Riccardo Clemente Hairstylist e da Marisa Morana look maker.

La qualità artigianale veste le modelle che invadono la storica location, con naturalezza e pose esclusive, a completare il quadro artistico, gli accessori indossati dalle ragazze, la collezione “Crèativitè” bigiotteria della giovane fashion designer Elisa Rini, specializzata in gioielleria e lavorazione dei

metalli.

Il Fashion Day proprone una donna completa nel suo stile, dagli abiti, ai gioielli, alle borse di Costanz Bags di Chiara Oddo, create con materiale morbido, lavabile ed antimuffa e per rendere esaustivo il look, occhiali da vista e da sole di ottica Paolo di Luca Scalisi.

Arte, moda, handmade, è tutto questo il Fashion Day, un’ esperienza unica che serve a catturare l’attimo della bellezza.

Annunci

Bagheria, 25 ott. – Il grande Calcio da Tavolo va in scena aBAGHERIA il 4 e 5 novembre. La Federazione Italiana Sport Calcio-Tavolo ha assegnato al Subbuteo Club BAGHERIA un torneo di caratura nazionale che si disputera’ presso la palestra del Liceo Scientifico G. D’Alessandro.

Oltre a tantissimi iscritti da Calabria e Sicilia, stanno arrivando conferme di iscrizioni da ogni parte d’Italia, come quella del CCT Eagles Napoli, uno dei Club piu’ titolati al mondo, capitanato da Massimo Bolognino.

Sabato si confronteranno i Club con sfide su 4 campi, un po’ come avviene nel tennis con la Coppa Davis, mentre domenica si svolgeranno i tornei individuali con la categoria piu’ ambita, la Open, il torneo Femminile, quelli giovanili Under19, Under15, Under12, la categoria Veteran e pure i novizi potranno confrontarsi nella categoria Esordienti.

«Un giardino per Palazzo Cutò» è l’appello, lanciato qualche giorno fa sui social da un gruppo di cittadini che ha voluto riportare al centro dell’attenzione lo stato di conservazione precario in cui versa il noto complesso monumentale sito a Bagheria.

Negli anni, a dire il vero, numerose sono state le segnalazioni, gli articoli, le polemiche che hanno investito questo edificio storico. Una di queste giunse addirittura alla ribalta nazionale a causa di un veglione di Capodanno organizzato in alcuni locali del palazzo, che destò scandalo e sollevò critiche contro l’attuale amministrazione a causa dell’autorizzazione accordata per un uso non contemplato dal regolamento comunale sulla concessione degli immobili storici ai privati.
Palazzo Cutò, infatti, insieme a Palazzo Butera e Villa Cattolica, è una delle tre ville nobiliari – tra le tante che tra la metà del Seicento e la fine del Settecento furono edificate a sud-est di Palermo dall’aristocrazia palermitana assecondando la moda della villeggiatura – acquisite al patrimonio comunale.

Oltre alla Biblioteca Comunale, Palazzo Cutò ha ospitato per anni il Museo del Giocattolo e delle Cere (oggi trasferito alla Certosa di Palazzo Butera), e attualmente, oltre ad essere sede di conferenze e manifestazioni culturali, ospita nei suoi locali il Laboratorio Universitario Multimediale dell’Università di Palermo e il museo civico curato dall’associazione culturale Bagnera.

Per la sua strategica posizione, a pochi metri dalla stazione ferroviaria, e per l’ampiezza dei suoi locali, Villa Cutò da sempre è al centro di proposte di utilizzo e valorizzazione, abbozzate, ma mai andate effettivamente in porto anche a causa di un restauro avviato agli inizi degli anni novanta e mai del tutto conclusosi, come a più riprese sottolineato da Antonio Belvedere, curatore del restauro dell’edificio nel biennio 1992-’93 (successivamente i lavori furono proseguiti da tecnici comunali) e autore dello studio più completo finora realizzato sul palazzo che ha tra l’altro permesso una dettagliata ricostruzione storica della vita di questo complesso, nel 2016 giunto al suo trecentesimo anno dalla fondazione.
La prima traccia storica di Villa Cutò è rintracciabile nei registri conservati presso l’Archivio storico comunale di Palermo dove, alla data del 25 Aprile 1716, si legge che «presso il Casino del Reverendo Luigi Naselli, nella contrada della Bagaria» si celebrò il contratto nuziale di Baldassarre Naselli principe d’Aragona e Donna Laura Morso e Filangeri, figlia del principe di Poggioreale. Le nozze dei giovani nuovi inquilini sancirono l’atto di nascita di questa che fu da subito definita come “domus magna ruralis”, ovvero come dimora principale, seppur di campagna della nuova famiglia. L’indicazione dell’anno 1716, come segno della consegna dei lavori, venne anche affrescata in lettere romane al centro della balaustra che decora la facciata sud sulla corte. L’architetto-archeologo Jakob Ignaz Hittorff, l’avrebbe per primo riportata alla luce durante la sua visita nel 1823 ed annotata nel suo prezioso resoconto Architecture moderne de la Sicile.

Il cantiere della Villa era stato avviato nel 1712 su progetto del crocifero Giuseppe Mariani ed alla realizzazione presero parte le migliori maestranze del tempo, tra cui Guglielmo Borremans, autore nel 1726 – secondo la tesi più accreditata – degli affreschi di oggetto mitologico e religioso delle sale del piano nobile. Un secolo dopo la sua costruzione, nel 1803, la Villa venne venduta dagli eredi in difficili situazioni finanziarie al principe di Cutò Alessandro Filangeri La Farina.

Nel corso dell’ottocento la Villa venne espropriata di alcune sue pertinenze che andarono a costituire l’attuale tracciato del percorso ferroviario e la via Consolare. Gioacchino Lanza Tomasi – che del volume di Belvedere firmò la prefazione – ne ricorda l’inquilino forse più illustre: «Il palazzo rientra tra le case amate che Giuseppe Tomasi di Lampedusa avrebbe voluto ricordare nei Luoghi d’infanzia e se ne ricordò restituendocene un’immagine nel Gattopardo: “Lo scalone era di materiale modesto ma di proporzioni nobilissime; sui lati di ogni scalino primitivi fiori spandevano il loro rozzo profumo; nel pianerottolo che divideva le due fughe, le livree amaranto di due servi immobili sotto la cipria, ponevano una nota di colore vivace nel grigio perlaceo dell’ambiente”. (Così lo scalone della villa Cutò si traspone nel palazzo Pantaleone).»

L’ultimo passaggio di proprietà, avvenuto nel 1987, fu quello che permise alla Villa di entrare nel fondo comunale della Città di Bagheria, con le destinazioni d’uso prima citate.

Nonostante le buone intenzioni degli anni scorsi, l’impressione che hanno molti cittadini e anche i turisti che visitano Bagheria e che spesso s’imbattono in Villa Cutò come primo impatto, arrivando in treno da Palermo, è quella di una generale incompiutezza, di una scarsa, se non assente, manutenzione sia all’interno del Palazzo (dalla precaria balaustra abborracciata con pali di legno, ad alcuni cavi elettrici scoperti presenti nei locali interni, ecc.) che all’esterno, dove ad esempio da anni si denuncia lo stato di degrado in cui versa il Passaggio pedonale che costeggia un lato della Villa e che collega il piazzale della Stazione ferroviaria con la Via Consolare. Per non parlare dello stato pietoso in cui si trova il cortile sud con corpi bassi da anni incompiuti; o ancora del giardino attiguo che sostanzialmente è abbandonato, risultando un arido fazzoletto di terra incolto, così come l’ingresso stesso della Villa da Via Consolare, (su cui fino a pochi anni fa, faceva bella mostra di sé una fila interminabile di cassonetti di spazzatura maleodorante) e che ancora oggi è caratterizzato da un muro di pietra puntellato da transenne e ponteggi su cui nel tempo è cresciuta una fitta vegetazione spontanea, che ne testimoniano la sua precaria condizione di staticità, oltre a rafforzare quel senso di trascuratezza generale.

Non stupisce allora che di tanto in tanto nascano appelli e vengano promosse iniziative in questo senso, che più che mirare alla nascita di un giardinetto da inaugurare e abbandonare il giorno dopo, a causa della mancata previsione e individuazione di un soggetto o ente gestore, puntano invece a riaccendere un dibattito sul buon uso dei beni culturali ed a porre seriamente all’attenzione dell’amministrazione comunale e dei cittadini la necessità di restituire a questo bene un decoro durevole nel tempo ed una fruibilità piena.

Da qui l’idea di creare un giardino che possa valorizzare gli spazi adiacenti al palazzo e porre fine all’insostenibile condizione di degrado perdurante ormai da troppo tempo.
Una idea al momento ancora allo stato embrionale, che chiede in questa fase propedeutica allo sviluppo di un progetto vero e proprio, di essere condivisa, sostenuta e appoggiata, da cittadini e da tutti quei soggetti, pubblici e privati che a vario titolo vorranno impegnarsi per raggiungere la finalità preposta. Una condivisione che vuole partire principalmente dal basso, seguendo per certi versi le orme di quanto accaduto altrove in questi anni (a Palermo ad esempio in occasione della nascita di Parco Uditore).

E’ un contesto differente, qui nel caso di Palazzo Cutò siamo dinanzi a un complesso monumentale che esige attenzioni particolari, il rispetto di vincoli e prescrizioni se non altro per preservare ed esaltare la storicità del complesso settecentesco.
Ci si muove dunque in uno spazio più ristretto, tuttavia però lo spirito che anima i promotori dell’iniziativa fin dall’inizio è lo stesso che ha animato i tanti volontari palermitani che ancora oggi spendono il loro tempo nella gestione del parco Uditore, rendendo fruibile uno spazio che fino a pochi anni fa era negato alla città.
Coscienti delle enormi difficoltà nel sensibilizzare e coinvolgere le pubbliche amministrazioni nella gestione e cura degli spazi pubblici, vuoi per carenza di fondi, vuoi per un generale disinteresse verso temi spesso ritenuti impropriamente di secondo piano (soprattutto in periodi di campagna elettorale come questo che stiamo vivendo adesso),
la nostra intenzione è in questa fase coinvolgere e sensibilizzare quanti più cittadini, facendo scorrere e circolare la nostra idea, anche solo attraverso un semplice sostegno e gradimento da esprimere sui social network, alla pagina Facebook (https://www.facebook.com/ungiardinoperpalazzocuto/) appositamente creata da qualche settimana e che al momento ha avuto una accoglienza piuttosto tiepida.

Si vuole partire dal basso come si diceva, e da lì, tassello dopo tassello, proposta su proposta, suggerimento dopo suggerimento, arrivare in alto, giungendo all’obiettivo finale di fornire uno spazio nuovo, accogliente, vivo, alla città di Bagheria e con essa a tutta l’area metropolitana di Palermo, convinti sempre più del fatto che tra Villa Cutò e in generale le ville settecentesche di Bagheria, e lo sterminato patrimonio storico e monumentale della città di Palermo (negli ultimi anni apprezzato e riscoperto fa un numero sempre crescente di visitatori) vi sia un legame strettissimo troppo spesso negato (basti pensare alle storiche ville della Piana dei Colli palermitana e ai palazzi nobiliari della croce barocca appartenenti alle stesse famiglie e riportanti non a caso gli stessi stemmi nobiliari che campeggiano sulle nostre ville) e che invece andrebbe riscoperto e approfondito, in quanto testimonianza di un periodo florido e importante della storia del nostro territorio.

Gianfranco Scavuzzo
Giuseppe Sancataldo

 

di Manlio Schiavo

Il riferimento è all’editoriale di Angelo Panebianco, pubblicato sul Corriere della Sera, il 02 Ottobre u.s., che, ipotizzando un eventuale prossimo governo 5Stelle/Lega, si chiede come si dovrebbe giudicare un tale governo, se di destra o di sinistra, e “…quale sarebbe il giudizio di coloro…che credono che l’unica cosa che conti in politica sia distinguere «la sinistra» dalla «destra»…” considerato che, come si legge nell’occhiello, queste sono “categorie scomparse” e, come si ribadisce, con una certa attenuazione, nel titolo di riferimento (a p. 30), “…sono categorie arrugginite”, il cui utilizzo “…confonde, disorienta”.

Il professore Panebianco ritiene invece necessario ricorrere ad altro criterio: “…la distinzione fra amici e nemici della società aperta (o libera)”, sostenendo che “…questi due gruppi, pur diversi per vari profili, sono accomunati dalla ostilità per la società aperta”. E dopo aver addotto, a sostegno di questa affermazione, qualche esempio riferito a posizioni assunte dai due schieramenti nel campo dell’economia, arriva alla conclusione: “ Una società chiusa come quella prefigurata dai discorsi e dalle scelte di quei partiti sarebbe democratica e illiberale”.

Ora, con tutto il rispetto per il punto di vista del professor Panebianco, a parte il fatto che quei due partiti, in particolare il Movimento 5Stelle, sembrano caratterizzarsi per una visione abbastanza “liquida” della prassi politica,  avendo dato ampia prova di scelte ondivaghe e fluttuanti, dettate dall’interesse di in-seguire le esigenze “malpanciste” o “anti-politiche” dei cittadini elettori; è proprio sicuro che l’adesione ideologica ad una società “aperta” o “libera” costituirebbe elemento necessario e sufficiente a determinare un giudizio favorevole ad una parte politica o, addirittura ad un governo di più parti, quale potrebbe risultare dall’alleanza PD-Forza Italia? E che cosa si deve intendere per “società aperta (o libera)”, espressione che corre il rischio di una forte astrattezza, a meno che non si traduca, più in concreto, in una società caratterizzata da un’ideologia liberale o, nei suoi risvolti più attuali, dal neoliberalismo capitalistico (e ‘conservatore’) dove, per dirla in estrema sintesi, tutto “…deve essere, in primo luogo, discusso in termini economicistici, che diventano l’unico fondamento di ogni ragionamento politico ed etico…perché si basa sul rigetto della logica politica in favore di quella economica delle leggi del mercato.” [Norma Rossi].

Ma, se così è, siamo proprio sicuri che, al di là di quegli specifici schieramenti politici, Lega e 5Stelle, a cui fa riferimento Panebianco, le scelte degli altri partiti -PD e Forza Italia- si muovano in direzione di una società ‘aperta’ e liberale? Non sembra proprio, alla luce di alcune semplici osservazioni.

Prima osservazione. “Sappiamo bene che l’Italia è…un paese profondamente illiberale. Bisogna letteralmente combattere per strappare stracci di diritti civili, corrispondenti all’autonomia della persona (tutto quello che riguarda la procreazione e il morire con dignità) o alla pari dignità e al divieto di discriminazioni (unioni gay, libertà di vivere pubblicamente secondo i propri orientamenti di genere….” (Roberta De Monticelli,in www.libertaegiustizia.it/2015/03/16/lideale-e-ilreale-riflessione-sullabuso-di-potere/≠comments).

Seconda osservazione. In una società ‘aperta e liberale’, può valere solo l’affermazione, pur fondamentale dei diritti? A tale riguardo, piace riportare alcune considerazioni non recentissime ma ancora, purtroppo, attualissime: “Senza uguaglianza, la libertà vale come garanzia di prepotenza dei forti, cioè come oppressione dei deboli…Senza uguaglianza, i diritti…per coloro che stanno in alto, diventano privilegi e, per quelli che stanno in basso, concessioni o carità. Senza uguaglianza, ciò che è giustizia per i primi, è ingiustizia per i secondi. Senza uguaglianza, la solidarietà si trasforma in invidia sociale…Senza uguaglianza, il merito viene sostituito dal patronaggio, le capacità, dal conformismo e dalla sottomissione…senza uguaglianza, la democrazia è oligarchia…Quando le oligarchie soppiantano la democrazia, le forme di quest’ultima (il voto, i partiti, l’informazione, la discussione, ecc.) possono anche non scomparire, ma si trasformano, anzi si rovesciano: i diritti di partecipazione politica diventano armi nelle mani di gruppi di potere…spesso sotto la copertura di parole invariate (libertà, società, diritti, ecc.)….; è molto diverso se l’uguaglianza è accantonata, tra i ferri vecchi della politica o le pie illusioni, oppure se è (ancora) valore dell’azione politica…Se si accetta tutto ciò (n.d.r. : la mancanza del valore dell’uguaglianza) viene per conseguenza…che nel campo dei diritti sociali, la garanzia pubblica sia progressivamente sostituita dall’intervento privato, dove chi più ha, più può. Né sorprende che quello che la Costituzione considera il primo diritto di cittadinanza, il lavoro, si riduca a una merce di cui fare mercato. Analogamente, anche l’organizzazione del potere si sposta e si chiude in alto. L’oligarchia partitica non è che un riflesso della struttura sociale.” ( G. Zagrebelsky, in  la Repubblica, 26-11-2008).

Non si può non ammetterlo : “ Lo smontaggio dello Stato, la distruzione del pubblico e la negazione sistematica di pressoché tutti i princìpi fondamentali della Costituzione sono da imputare al PD almeno quanto a Forza Italia….Arrivati a Renzi, il problema non è stato il “personalismo” (pure odiosamente pervasivo): ma la definitiva distruzione dei diritti dei lavoratori (Jobs act), la spallata finale alla scuola pubblica (la Buona Scuola), la mazzata inflitta all’Ambiente (lo Sblocca Italia, di Maurizio Lupi), la mercificazione completa del patrimonio culturale e la fine della tutela (la “riforma” Franceschini) e via elencando.( Tomaso Montanari, in il Fatto quotidiano, 03 Ottobre 2017).

Rispetto a tali impietose e, purtroppo, incontestabili analisi, siamo ancora sicuri che basti quel criterio suggerito dal professore Panebianco? O che, in ogni caso, quel giudizio negativo riferito a Lega e 5Stelle non debba necessariamente essere esteso anche a PD e Forza Italia?

Forse, più convincente ed ancora più efficace risulta fare “ricomparire” le “visioni del mondo” della Politica, con l’utilizzo delle categorie, per niente affatto “arrugginite”, di Destra e di Sinistra, che, di fronte alla realtà della politica dell’oggi ( e del domani), possono chiarire al meglio le “ …due idee diverse di politica, intesa nel suo più alto significato di esprimere differenti modi di concepire e gestire il vivere insieme” [Norma Rossi*]. La stessa studiosa citata suggerisce, a tale proposito, di “… guardare oltre la Manica: dopo più di un decennio, è tornato il dibattito politico in Inghilterra. Lo scontro tra due opposte visioni e ideologie è di nuovo al centro della discussione… mentre Jeremy Corbin fa appello alla creazione di un nuovo socialismo, Theresa May si vede costretta a rivendicare il mercato come un agente centrale per il progresso umano nella storia. Il punto centrale non è ignorare l’economia (tutt’altro) ma sostenere una diversa politica economica in cui il mercato viene sottoposto al dibattito politico e non la politica piegata a logiche di mercato…Guerra di classe? Non del tutto esatto, perché la guerra Corbyn l’ha dichiarata non a specifici gruppi della società ma alla struttura del neliberalismo che sostiene queste ineguaglianze (n.d.r.: tra i molti sottoposti che non hanno nulla o quasi, e i pochi che hanno tutto) facendo finta, allo stesso tempo, che esse obbediscano e riflettano ineluttabili leggi di mercato. Chiunque riconosca questa ingiustizia strutturale può riconoscersi nel progetto Corbyniano” [Norma Rossi*].

Ed è intorno a questa concezione del mondo –definibile con chiarezza “di sinistra”- che, anche in Italia, anche in Sicilia, può e deve rinascere un impegno “forte”, capace di ri-mobilitare entusiasmo e passione tra i “delusi” e gli “sfiduciati”, specialmente tra i giovani, rimettendo al centro della politica i luoghi della società che maggiormente hanno bisogno di attenzione, di cura sollecita e intelligente, di reale inversione nel fare e di definitiva rottura di vergognosi compromessi: ”i luoghi della povertà e della disperazione, della mancanza di lavoro e di possibilità d’impresa, dell’emarginazione e della discriminazione, della malattia, dell’handicap, degli anziani senza sostegno, delle famiglie dove esistono malati di mente e sono lasciate a se stesse, del degrado ambientale” (G. Zagrebelsky, in la Repubblica, 25/02/2015), dell’illegalità e della incultura mafiosa, dello sfruttamento “clientelare”, del potere inteso come unico fine e non come continuo servizio per il bene comune.

Una “buona” politica di Sinistra, preso atto che “ il PD è un partito che da tempo non ha nulla a che fare con la sinistra” (T. Montanari, cit.), non può che richiedere e promuovere più democrazia, più partecipazione, più aperture ai bisogni sociali di chi meno conta nella società e più ha diritto di contare nelle istituzioni.

Una “buona” politica di Sinistra, non può non rendersi conto che “al rifiuto della politica, sempre più marcato, si debba rispondere proprio progettando forme di coinvolgimento più diretto che diano ai cittadini la consapevolezza che dalla politica possa venire un valore aggiunto che incontra i loro diritti e i loro bisogni..” (S. Rodotà, in la Repubblica, 28/12/2013).

Non si può non concordare sul fatto che alle prossime elezioni, anche a livello regionale, “ ci saranno tre, diverse, destre: quella padrona del marchio, i 5Stelle di Di Maio [n.d.r.: e di Cancellieri] e il Pd di Renzi. Una Sinistra che voglia rovesciare il tavolo dello stato delle cose non può non allearsi con nessuna delle tre…ma se ci si divide tra chi vuole lasciare tutto così com’è, e chi vuole invertire la rotta, non è uno scandalo, è onestà intellettuale…” (T. Montanari, cit.).

E per onestà intellettuale non possiamo non riconoscere che questa “buona” politica di Sinistra, che vuole “invertire la rotta”,  si identifica nell’impegno di Claudio Fava, “scandalosamente” coerente e libero.

A noi cittadini il compito di sostenerlo con consapevolezza, responsabilità e passione.

[Norma Rossi *  (Ph.D), Senior Lecturer in Defence and International Affairs, Royal Military Academy Sandhurst, UK. ,in micromega –online/una-bussola-per-la-sinistra-italiana-forse-si-trova-in-Inghilterra, 03 ottobre 2017. ]

Nell’ottobre 2015 nell’istituto si era verificato il crollo parziale di un soffitto nella stanza della vicepresidenza, al piano terra. Il cedimento non aveva fortunatamente provocato feriti. Già all’indomani del crollo furono eseguiti sopralluoghi e controlli per verificare le condizioni di sicurezza della struttura e fu stabilita con un’ordinanza la chiusura del plesso. Dopo furono fatte le operazioni di gara per appaltare i lavori e oggi – a distanza di 2 anni – i bambini possono finalmente rientrare in classe.  i lavori di riqualificazione, rifunzionalizzazione degli spazi, di potenziamento dei servizi ed efficienza energetica e di messa in sicurezza dell’istituto sono terminati nei giorni scorsi. Ieri l’inaugurazione. Lo scorso 5 ottobre avevano iniziato a frequentare il plesso scolastico le 6 classi della scuola media. Oggi si sono riseduti sui banchi della loro scuola ristrutturata gli alunni delle 4 classi materne. A tagliare i nastri di inaugurazione il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque e l’assessore alla Pubblica Istruzione Romina Aiello insieme alla dirigente scolastica Eleonora Naso.

 

 

In seguito ai risultati ottenuti nella Fase Nazionale del M.E.P. (Model European Parliament), tenutasi ad Assisi dal 24 al 28 Ottobre 2016, ho ricevuto l’invito per partecipare come rappresentante della delegazione italiana, alla prossima Sessione Internazionale Euro-Mediterranea che si terrà a Napoli dal 9 al 14 ottobre 2017. Da anni il M.E.P., sinonimo di condivisione, costruzione di pensiero e cultura politica, spesso assente nei giovani di oggi, permette di cogliere la diversità e il pluralismo culturale, attraverso un’esperienza attiva e coinvolgente. La mia docente, Grazia Maggiore, che mi ha fin dall’inizio avvicinata a questo progetto, ha sempre promosso quest’iniziativa, spinta dal valore di un’ Europa unita, solidale e, soprattutto, giovane. Attraverso dibattiti in lingua inglese, avrò la possibilità di confrontarmi con miei coetanei, provenienti da varie nazioni, come Grecia, Spagna, Netherlands, Portogallo, Cipro e Bulgaria, riguardo tematiche di importante rilievo, simulando una vera e propria seduta parlamentare. Sono onorata di poter rappresentare il Liceo “Francesco Scaduto” (sotto la dirigenza della prof. Pina Muscato) a livello internazionale e sono pronta a dare il meglio di me anche questa volta.
Carolina Buffa, VE